Giuseppe Stagnitto

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Note biografiche. Sono nato a Genova il 20 luglio del 1959. Alla morte di mio padre Giovanni, mia madre è ritornata nell’Oltrepo dove sono cresciuto in ambiente contadino di viticoltori. Ora abito con la mia famiglia a Zerbo, un piccolo Comune della Pianura Padana.
Sono stato allievo del Collegio Universitario Ghislieri; mi sono laureato in Ingegneria Civile nel 1986 presso l’Università degli Studi di Pavia e, nel 2002, anche in Ingegneria Edile/Architettura.
Sono sposato con Maria dal 1991 e ho due figli: Giovanni nato nel 1993, ora studente universitario di Fisica e Serena Maria nata nel 1997, studentessa di liceo scientifico. Abbiamo anche un cane che si chiama Biscotto.
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Virtù e difetti. Gli amici mi riconoscono un certo disinteresse nell’agire. Confesso che mi piacerebbe che si dicesse di me (come scrissero di una persona ben più importante) “non ha mai fatto nulla per interesse; non ha mai fatto nulla che non gli fosse utile”.
Però, forse, più che di “disinteresse” parlerei di “interesse superiore”.
Il mio più grande limite è la necessità di comprendere le cose in modo più approfondito di quanto, forse, sarebbe praticamente necessario. Così avviene che solo in tempi lunghi riesco ad essere meglio compreso.

La professione. Sono ingegnere libero professionista (vedi il mio sito) e da anni docente universitario (come Professore a contratto dell’Università di Pavia) di Tecnica delle Costruzioni.
Dopo la laurea ho avuto la fortuna di diventare collaboratore e poi intimo amico del mio maestro, l’ing. Aldo Cauvin, Professore Ordinario di tecnica delle Costruzioni, morto ormai da qualche anno.
Il prof. Aldo Cauvin era un uomo dalla cultura abissale. Aveva la conoscenza approfondita dei più importanti testi della cultura occidentale che leggeva nelle lingue originali, antiche e moderne. Per me è stato come un vero padre.

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Foto. Aldo Cauvin, l’amico Ing. Enio Novara e Giuseppe Stagnitto

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Foto. Pilastri in costruzione per solaio di biblioteca sotterranea nell’Università degli Studi di Milano – Sede centrale. (Progettista dei lavori di recupero dei cortili: Arch. Antonio Montanari. Progetto e direzione lavori delle strutture in calcestruzzo armato: prof. Ing. Aldo Cauvin, in collaborazione con l’ing. Giuseppe Stagnitto).

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Foto. Cupola in acciaio e vetro a copertura di un cortile seminterrato (la “Ghiacciaia”) nella sede centrale dell’Università degli Studi di Milano. (Progettista dei lavori di recupero dei cortili: Arch. Antonio Montanari. Progetto e direzione lavori delle strutture in acciaio: Prof. Ing. Aldo Cauvin, in collaborazione con l’Ing. Giuseppe Stagnitto. Alla realizzazione dell’opera ha collaborato l’Ing. Fausto Cattivelli).

L’avventura di Tesori della Costa. Mi dedico anche all’obiettivo valorizzare l’olivicoltura d’alta quota. Forse anche perché sono ligure di nascita mi sono innamorato di quest’idea, che mi ha suggerito il mio socio Flavio Lenardon.
Allo scopo abbiamo fondato Tesori della Costa, un’azienda che, a poco a poco ha assunto quella “responsabilità politica” che la stampa specializzata ci ha riconosciuto.
Riteniamo che la parola “politica” sia nel nostro caso appropriata perché, come scriveva Adriano Olivetti, è operazione di alto valore politico dedicarsi al “comune interesse morale e materiale tra gli uomini che svolgono la loro vita sociale ed economica nello spazio di una Comunità”.
Diciamo pure che siamo stati “costretti” ad occuparci di cose che normalmente non costituiscono l’interesse centrale di un imprenditore.
Forse siamo un raro caso di Azienda che, invece di rivali commerciali, ha  avversari politici.
Il nostro sogno è riassunto nei principi di TreeDream (il nostro movimento culturale.
Quando un sogno è condiviso non è più un’utopia.

2 comments

  1. Caro Giuseppe,
    scrivi di Te stesso: “Gli amici mi riconoscono un certo disinteresse nell’agire. Confesso che mi piacerebbe che si dicesse di me (come scrissero di una persona ben più importante) “non ha mai fatto nulla per interesse; non ha mai fatto nulla che non gli fosse utile”.
    Però, forse, più che di “disinteresse” parlerei di “interesse superiore”.
    Credo veramente sia così.
    Ho partecipato al corso tenuto riguardo il “metodo del vettore unico “; l’aspetto che più mi ha affascinato è stato l’approccio e la gioia che traspariva dalla tua vita: veramente da Te ci si possono aspettare grandi cose; veramente la tua famiglia sarà vestita a festa con gli abiti che stai cucendo; veramente il genere umano raccoglierà i frutti del servizio che poni in omaggio al senso vero della vita. Ti ringrazio profondamente par avermi permsso di vedere ciò in cui anch’io credo ma che ancora non riesco a concretizzare: la scelta di avere “disinteresse nell’agire”, o come meglio sai, la scelta di avere un “interesse superiore” . Grazie per essere soprattutto di buon esempio. Gaspare Castoldi

  2. Marco scrive:

    Ritengo che il metodo del vettore unico sia efficace sia in fase di predimensionamento sia per controllare i risultati dei programmi.
    Si apprende in pochi minuti ed è utile per sempre.
    Complimenti al creatore del metodo e ai suoi collaboratori!!!

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